Fare spazio in casa per vivere meglio 2

Fare spazio in casa per vivere meglio/2

Ecco la seconda parte di “Fare spazio in casa per vivere meglio”, la puntata del podcast Regine di Denari in cui insieme a Diara Diallo abbiamo parlato di minimalismo, decluttering, e della mia esperienza personale e professionale.

 

Se vuoi ascoltare il podcast, lo trovi qui.

 

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Fare spazio in casa per vivere meglio (parte 2) – Podcast Regine di Denari

 

D. Parlando di psicologia e di “caratteri”: tendenzialmente c’è chi è più ordinato e/o organizzato e chi è più creativo, e ci sono ambiti in cui possiamo essere ordinati, altri no. Ad esempio io non ho problemi a fare il letto la mattina, o a mettere a posto i vestiti, mentre la mia scrivania ad esempio è inguardabile, faccio davvero fatica a tenerla ordinata. Qual è la tua esperienza con i clienti a riguardo?

 

S. Io in questo caso sono il tuo esatto opposto: faccio una gran fatica a rifare il letto la mattina, anche se ne conosco i benefici, mentre al lavoro amo avere la scrivania quasi completamente sgombra perché mi sembra di pensare meglio.

Ognuno ha le sue preferenze e tra l’altro non è obbligatorio essere ordinati. Nel mio lavoro, proprio perché io stessa non sono una persona ordinata di natura, capisco le difficoltà perché ci sono passata anch’io. Ma bisogna considerare che c’è chi sta bene nel suo disordine.

Se il disordine diventa un problema psicologico che ti fa vivere male, se ti senti costretto a traslocare perché hai la casa piena e devi andare in una casa più grande… prima di farlo puoi capire che forse quello spazio ti può bastare, se togli le cose che non usi mai. Ma se ci stai bene… lasciamo le persone vivere in pace: io lavoro con chi sente il problema, se stai bene anche con un po’ di disordine, va bene così.

 

D. Parlando di caratteri, ora ti faccio una domanda: puoi raccontarci la tua esperienza di decluttering? Come l’ha presa la tua famiglia? Erano d’accordo con te, hanno caratteri opposti, vi siete scontrati su alcuni ambienti della casa? Com’è andata?

 

S. Ho una famiglia piccolina, mio marito e mia figlia che ha 14 anni e mi vede spostare cose da sempre, quindi ha imparato presto il termine decluttering.

Mio marito è abbastanza minimalista di suo, e quindi aveva molte meno cose di me, soprattutto in alcuni settori, ad esempio ha tanti libri (ma anch’io ho tanti libri), aveva tanti vestiti che non metteva, e li ci abbiamo lavorato su, però non è uno che accumula: il problema lo sentivo mio personale. Quando ho iniziato (si parla di 15 anni fa), non ho fatto svuotamenti improvvisi ma un lavoro abbastanza lento e continuo, perché tutti noi continuamente cambiamo vita, facciamo scelte… Non è che sistemata la casa, sarà a posto per sempre, ma se impari a tenerla abbastanza libera non avrai più i problemi di prima. 

La regola d’oro del decluttering è che si lavora soltanto sulle proprie cose: non puoi far sparire le cose degli altri… lo puoi fare ma ne pagherai le conseguenze, perché ci resteranno male e si sentiranno “traditi”. Puoi lavorare sulle tue cose, dando l’esempio. L’ho visto nel mio caso, e praticamente quasi sempre: viene voglia anche agli altri di far qualcosa, o di chiedere aiuto a te per iniziare ad alleggerirsi.

Con i bambini è molto importante fare insieme il decluttering: i bimbi cambiano in fretta non solo taglie di vestiti, ma anche libri e giochi.  Quando ci rendiamo conto che troppi sono inutilizzati, mettiamoci a lavorare per categorie insieme a loro. I bambini hanno una capacità di scelta più immediata, che ci stupisce sempre, rispetto a noi adulti che ci facciamo più problemi: pensiamo ai soldi spesi, a chi ci ha fatto il regalo, a cosa ci ricorda. I bimbi vedono l’oggetto e ti dicono istintivamente “non mi interessa più” oppure “lo voglio ancora tenere”. Molte mamme che ho aiutato mi hanno raccontato di come pensavano di avere difficoltà e invece di essere riuscite a fare una selezione insieme ai figli, una categoria per volta: libri, giochi, pupazzi. I figli imparano a scegliere, imparano che cosa preferiscono, a conoscersi.

Mia figlia, appunto, mi vede da sempre, e le viene spontaneo fare decluttering; l’altro giorno ha tirato giù 4-5 libri lasciandomeli perché non li leggerà più. Ogni tanto toglie qualche vestito… insomma è diventato un processo normale.

 

D. Parlando di guardaroba, ho letto sul tuo blog del Project333. Interessandomi di minimalismo ne avevo letto, ma non ho mai osato lanciarmi: un po’ per l’idea che penso sia abbastanza diffusa tra noi donne, di dover avere sempre cose nuove nel guardaroba. Invece questo progetto va un po’ nella direzione opposta. Ce lo puoi raccontare e dirci la tua esperienza?

 

S. Sì, il PJ333 è un gioco, la stessa Courtney Carver sul suo blog ci dice che non è un esperimento sulla privazione, ma qualcosa che ti deve far pensare, far ragionare, che interrompi quando vuoi. Lo puoi prendere come una sfida con te stessa, così come la capsule wardrobe, il “guardaroba capsula” fatto addirittura con 10 pezzi, che poi è un po’ quello che facciamo quando prepariamo la valigia e vogliamo star leggeri: scopriamo che poche cose, che ci piacciono e si combinano bene tra loro, ci permettono di andare avanti una o due settimane senza problemi.

Il PJ333 si chiama così perché la regola è quella di scegliere 33 capi, fra vestiti e accessori, da usare per 3 mesi. Quindi se vuoi lo puoi fare ogni 3 mesi, più o meno ogni cambio di stagione, o lo puoi fare quando vuoi, per metterti alla prova: potresti anche scoprire di essere più minimalista di quello che pensi!

Scegliere 33 capi comprende tutti vestiti e gli accessori, quindi le borse e le scarpe. Non viene conteggiata la biancheria intima, i vestiti da casa, quelli per lo sport e anche i gioielli che consideri inseparabili. 

La sfida dunque è quella di selezionare dall’armadio della stagione questo numero di vestiti e di accessori. Fai anche un piccolo decluttering dell’armadio: togli i capi rovinati, che sono da buttare davvero, e le cose che non metti mai: quelle non buttarle, ma mettile da parte e dopo i 3 mesi valuterai se tenerle.

Quindi parti dalle cose amate, scegli questi 33 capi e prova a vedere!

Io l’ho provato anni fa, l’ho provato una volta e mi è bastato, nel senso che mi ha insegnato molto e tutto sommato non esco tanto fuori da questo limite. Non sono arrivata a 33 pezzi, erano 49, ma non mi sono privata di niente…diciamo che per me il settore dei vestiti non è quello a cui tengo di più, per cui mi sono trovata bene. Avevo più spazio nel guardaroba, magari bisogna lavare un po’ di più, però ho risparmiato tempo nelle scelte, ho curato di più gli accostamenti, mi sono accorta che tenevo tanti gioielli che in realtà non mettevo mai e li ho “allontanati”, insomma mi ha insegnato a guardare l’armadio con un occhio diverso, per cui lo consiglio a tutti.

 

D. Sto guardando il tempo, il discorso è molto interessante e mi sarebbe piaciuto continuare all’infinito, ma per fortuna, per chi si interessa di questi temi, tu hai anche un blog e un profilo su IG: puoi darci i tuoi contatti per favore?

 

S. Ho un sito, un profilo Instagram e Facebook. Ho anche un profilo Pinterest, dove raccolgo esempi di riorganizzazione degli ambienti…

Il mio lavoro è quello di insegnare ad alleggerire gli spazi, e poi bisogna riorganizzarli per sfruttare al meglio gli armadi che abbiamo. Non è la parte che prediligo, perché organizzare il ciarpame è sempre ciarpame! Prima si elimina, si tiene quel che si vuole e poi si organizza.

 

D. È un po’ quel che dicevi prima: prima di dire non ho abbastanza spazio, mi servono più mobili, o addirittura ”mi serve una casa più grande”, devo riflettere sugli oggetti che ho, e se li voglio veramente.

 

S. Certo, e se voglio pagare l’affitto a questi oggetti inutili, che occupano la mia vita e la mia casa.

 

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D. Cosa abbiamo imparato da questa conversazione con Silvia? Ecco 5 punti da ricordare:

 

Minimalismo non vuol dire che non dobbiamo possedere nulla, ma che nulla deve possedere noi. Meno è meglio, ma la quantità di cose che abbiamo sarà diversa per ognuno di noi. Il minimalismo non è una privazione, ma una scelta consapevole: significa selezionare con cura quello che abbiamo.

 

Se stai bene con il disordine, va bene così. Lo scopo non è avere una casa vuota o sempre perfettamente ordinata, ma sentirsi bene a casa.

 

Decluttering non significa buttare le cose, ma eliminarle dalla nostra vita. Quindi se possibile, dobbiamo dare una seconda vita a tutto.

 

La regola d’oro del decluttering è che si lavora soltanto sulle proprie cose. Non si possono far sparire le cose degli altri, anche se sono bambini, quindi se pensiamo che i nostri cari abbiano troppe cose, dobbiamo cominciare dando l’esempio, e prima o poi…anche loro lo seguiranno almeno in parte.

 

Il minimalismo e il decluttering non sono dei dogmi: bisogna prenderli come una sfida o un esperimento. Quando Silvia ha seguito il Project333 ha selezionato 49 capi al posto di 33: il punto non era seguire alla lettera le regole, ma provare i vantaggi di un guardaroba ridotto. Quindi, fai del tuo meglio, e non stressarti troppo!

 

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Foto: Xinyi Zhang via Unsplash ❤️

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